La Cassazione: salvate i precari della Giustizia

Nell’ottica di razionalità delle risorse, nello sforzo del recupero dell’arretrato e nella strategia di un incremento dell’efficienza di un sistema già portato ai limiti massimi delle materiale disponibilità del personale in servizio, tali considerazioni ci inducono a rappresentare l’assoluta esigenza che non si risparmino sforzi – ad ogni livello, anche normativo – perché le professionalità dai lavoratori in questione non si disperdano”. E’ questo l’appello congiunto del Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce e del Procuratore Generale, Gianfranco Ciano, al Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, per impedire che il 30 novembre prossimo 3100 precari, impegnati nel completamento del tirocinio formativo ministeriale presso numerosi uffici giudiziari italiani, vadano a casa. Il pericolo reale è quello della paralisi degli uffici giudiziari che lamentano una dilagante carenza di personale quantificata a dicembre 2012 in circa 8000 unità. A tale deriva, infatti, non è stato possibile porre un freno né con gli accorpamenti dei tribunali né con il regime di mobilità, tenuto conto che fioccano i pensionamenti in questi mesi, anche alla luce di un’età media del personale delle cancellerie pari a 55 anni. Ed i dati sulla carenza del personale preoccupano ancora di più soprattutto perché dal prossimo anno entrerà in vigore il processo telematico. Tutto, dunque, dovrà avvenire in formato digitale ed informatizzato.

Le condizioni  – si legge nella nota inviata al Ministero della Giustizia – sono, infatti, tali da consentire di definire tali specifiche professionalità, complessivamente di qualità senz’altro elevata e in alcuni casi davvero eccellente: sicchè difficilmente potrebbe immaginarsi nell’immediato un intervento di sostegno agli Uffici Giudiziari di legittimità potenzialmente più proficuo della rinnovazione della possibilità di fruire dell’ausilio dei lavoratori di cui si tratta”. Nei giorni scorsi, contro la dispersione dei precari della Giustizia si erano esposti anche numerosi presidenti e dirigenti amministrativi delle Corti di Appello, dei Tribunali ed i Procuratori.  “Chiediamo che si adottino tutti i provvedimenti utili ad impedire che le professionalità acquisite con il completamento ministeriale del tirocinio non vadano disperse. Il venir meno di queste preziose unità comprometterebbe le normali attività delle cancellerie” ha affermato in una nota indirizzata alla Cancellieri,  il presidente della Corte di Appello di Napoli, Antonio Bonajuto.

La situazione è aggravata dall’assoluto silenzio nel disegno di legge di stabilità, così come partorito dall’esecutivo ed in via di lavorazione al Senato. “Il 23 ottobre scorso siamo scesi in piazza a Roma – dichiara il coordinamento nazionale dei precari della Giustizia – per far sentire il grido di disagio dei precari e degli Uffici Giudiziari. Chiediamo che possa passare in questi giorni un emendamento alla legge di stabilità che garantisca il prosieguo delle nostre attività che i presidenti hanno definito indispensabili.  Lo Stato ci ha formato spendendo ricorse pubbliche pari a 7,5 milioni di euro senza prevedere alcuna possibilità di inserimento con contratto a tempo determinato prima e con concorsi poi. Una formazione specifica e altamente specializzata che può essere spesa solo ed esclusivamente nel settore della Giustizia. Il tirocini, inoltre, è  finalizzato alla creazione di figure altamente professionali all’interno degli Uffici Giudiziarie trova la sua ratio nella non dispersione delle professionalità acquisite nel mondo del lavoro, in linea anche con l’autorevole orientamento più volte manifestato dalle istituzioni dell’Unione Europea. Il tirocinio, dunque, svincolato da qualsivoglia assunzione, rischia di trasformarsi in un’inaccettabile forma di “precariato”, quella più bieca ed avvilente, priva di ogni forma di garanzia e diritto; inoltre in sede di conversione del dl fare, sono stati accolti dal Governo degli ordini del giorno sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, accettati dai rispettivi proponenti, con i quali l’esecutivo si è impegnato a dare risposte concrete alla situazione dei tirocinanti della Giustizia con contratti a tempo determinato. A ciò si aggiunga che spesso si parla di arretrato civile e di cause che durano anche 20 anni, la verità è che gli uffici e le cancellerie sono sguarnite e tutto questo costa all’Italia un punto di PIL in meno all’anno, con una notevole incidenza sul piano degli investimenti dall’estero verso l’Italia. Il nostro appello alla politica è di darci risposte concrete subito, altrimenti siamo pronti a scendere nuovamente in piazza per una grande manifestazione nazionale a Roma per far sentire la nostra voce di indignazione e disagio”.

Antonio Cavallaro

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3 Responses

  1. rita scrive:

    ma perchè nn vanno fare i concorsi anzichè protestare in piazza? troppo semplice è…..sn stati la nostra rovina questi LSU, date spazio a chi ha veramente studiato e merita un posto al trib-

    • Armando scrive:

      Il problema è che lo Stato fa esattamente come le aziende private: non vuole pagare, quindi non fa concorsi. Non potendo far lavorare a nero, bandisce le selezioni pubbliche per i tirocini formativi. In molti casi, i titoli richiesti sono ben più gravosi di quelli previsti per un concorso. Tipo: all’IACP presento domanda per un concorso da ispettore amministrativo col diploma, al Ministero della Giustizia devo superare una selezione tra laureati per fare il tirocinio! Mi danno un misero rimborso spese; poi, non potendomi mandare a casa, prorogano. Bene, il concorso risolverebbe tutto, però lo Stato non può sfruttare a suo piacimento i ragazzi. Se fosse un’azienda privata sarebbe obbligata ad assumere tutti; invece, essendo pubblica, fa quello che vuole. Io sono tra i 700 laureati – 450 solo in Campania – che sta svolgendo il tirocinio. Ogni giorno devo sottostare a direttive di cancellieri che hanno studiato molto meno di me. Accetto, per carità. Però non possiamo essere come i giovani nelle liste dei politici: li mettono lì per farsi la bella faccia, per segnare il cambiamento, poi sto cambiamento non arriva mai. Stop; in piazza ci torneremo se servirà, perché non possiamo accettare che le nostre professionalità vengano trattate in questo modo. Per gli LSU: non sono la rovina dell’Italia, non è facile fare il lavoro in cancelleria, basta guerre tra poveri. Rispetto per il lavoro di tutti.

  2. Andrea scrive:

    In risposta a Rita: semplicemente perchè i concorsi sono bloccati del 1993 o forse piu’. Se facessero i concorsi potremmo partecipare molto volentieri.

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